Silenziosamente accadono giubilei di cui poco si parla e troppo si tace, l’oblio, a differenza del peccato, è una colpa che non figura in alcun elenco ortodosso, forse in qualche apocrifo. Quella decade del XX secolo che va da 1920 al 1930, è stata quanto mai ricca di autentiche gemme del pensiero, della letteratura e della saggistica, in particolare per ciò che riguarda l’esoterismo, il vero oggetto di questo scritto; ragion per cui sarebbe più opportuno parlare di un contro-giubileo.
Nel 1922 Hesse pubblica Siddhartha, due anni prima L’ultima estate di Klingsor, sempre nel ’22 Ossendowski edita Bestie, uomini e dei, René Guénon pubblica nel 1925 L’esoterismo di Dante e nel ’27 Il re del mondo. Nel ’27 Arturo Reghini e J. Evola fondano la rivista Ur, sulla quale nel ’28 Righini scrive il saggio Sulla tradizione occidentale. È nel 1922 che Gurdjieff approda a Parigi dove fonda una propria ‘Casa studio’ in cui insegna danze sacre e movimenti appresi dai dervisci in Oriente. Eliade viene in Italia nel 1927 e nel ’28, per finire la tesi di laurea su Marsilio Ficino e Giordano Bruno, sarebbe poi partito per l’India. L’elenco potrebbe essere ancora lungo.
A differenza di altre nazioni, in Italia, persiste una sorta di tabù attorno all’esoterismo, soprattutto in ambito accademico, anche per via del lungo fraintendimento attorno al termine; in esso sono presenti una gran messe di argomenti diversi, dallo Yoga all’Occultismo fino alla New Age.
Si dovrebbe recuperare la differenza originaria tra essoterico, dove quest’ultimo indica una divulgazione pubblica, ed esoterico, che definisce un insegnamento diretto tra maestro e allievo:
«Pensiamo che dovevano esservi due modi di considerarle, l’uno exoterico e l’altro esoterico: ad ogni scienza profana può sovrapporsi un’altra scienza che si riferisce, se si vuole, allo stesso oggetto, ma che lo considera da un punto di vista profondo.» (R. Guénon, L’esoterismo di Dante, Gruppo Editoriale Bonanno, Roma 2018, p. 16)
In questo modo possiamo capire come la condizione naturale per l’esoterismo sia il cammino iniziatico, in particolare i culti misterici di Eleusi, Delfi, Isiaci, pitagorici e via dicendo. O quanto meno si è definito un ambito e un confine di appartenenza.
Un’altra delle ragione di tale confusione potrebbe attribuirsi al fatto che non ci sono studi scientifici (accademici) sull’argomento, l’unica cattedra di “Storia dell’esoterismo occidentale”, è stata creata alla Sorbona (Parigi) all’interno della disciplina di “Storia delle religioni” da Antoine Faivre, probabilmente il maggior esperto di esoterismo occidentale; attualmente solo in Olanda e in Inghilterra esistono cattedre con questa disciplina. Ovviamente non in Italia, anche per la presenza del Vaticano.
In più di un’occasione ho sottolineato che non si può da noi capire il fenomeno della ‘strategia della tensione’, senza conoscere il Convegno dell’Istituto Pollio (Convegno sulla guerra rivoluzionaria) tenuto a Roma nel maggio del 1965, presso l’Hotel Parco dei Principi. Allo stesso modo sostengo che senza uno studio scientifico, scevro da pregiudizi, del fenomeno esoterismo non possiamo capire la storia d’Italia; il ruolo della massoneria (inglese) nell’Unità, Arturo Reghini nel Risorgimento, l’influenza delle accademie platoniche rinascimentali sull’arte stessa. In altre parole capiremmo meglio buona parte della nostra letteratura, il ruolo della Loggia P2 negli ultimi decenni, la presenza di simboli massonici sulle nostre banconote, sia in Lire che in Euro. Eppure tutto questo resta incompreso e sconosciuto ai più per via della nostra istruzione mediocre e specializzata, ereditata da concezioni progressiste di stampo cartesiano che bollano come folcloristico ciò che è tradizione sapienziale, così nelle parole di Luciano Albanese:
«Il rapporto tra sapienza e scienza, per usare il titolo del celebre libro di Burkert sul pitagorismo antico. Dopo la “Grande divisione” fra questi due filoni del sapere generata dalla Rivoluzione scientifica del XVII secolo, scienza e sapienza non hanno più nulla in comune, e sono diventate sinonimo di due cose antitetiche, scienza e pseudoscienza.» (L. Albanese, Prefazione a S. Araia, Dal Taurobolium ad Attis Platonicus le avventure di un culto, Stamen editore, Roma, 2023, p. 9)
Avremmo bisogno di un’educazione più olistica in cui nei programmi scolastici fossero presenti materie come “Mitologia”, “Storia dei simboli”, “Psicologia archetipica”, piuttosto che studiare un lungo elenco di date di battaglie o profili sterili di autori. Potremmo in questo modo riconoscere gli archetipi e i simboli utilizzati nelle narrazioni religiose, politiche, pubblicitarie e giornalistiche senza esserne passivamente influenzati.
Il fatto è che in Italia uno studioso non si azzarda a presentare progetti di ricerca su tematiche esoteriche, ha paura di veder compromessa la propria reputazione accademica. L’esempio più noto è Mircea Eliade, storico delle religioni, ha insegnato a Parigi e poi negli Stati Uniti, è un’indiscussa autorità nel campo dello sciamanesimo, dell’alchimia e dello yoga. Contestualmente ha sempre avuto interesse e passione per tematiche occultistiche ed esoteriche (M. De Martino, Mircea Eliade Esoterico Ioan Petru Culianu e i non detti, Settimo Sigillo editore, Roma 2008) che non ha mai sviluppato in monografie accademiche ma che ha raccontato nelle sue opere di finzione, nei vari romanzi e racconti che andava pubblicando fin da giovane (penso ad esempio a Maitreyi.) Nelle sue parole si esprime un’esperienza che ogni lettore può aver fatto sua, chi non ha raccontato storie di fantasmi in serate tempestose?
«Verifico una volta in più una vecchia mia osservazione: che l’interesse per le cose occulte è molto più diffuso di quanto si creda, persino tra le persone più acute. Solo che tutti hanno timore o vergogna a parlarne: bisogna provocarli per farli venire allo scoperto.» (Ivi, p.56)
Si prenda l’esempio di un autore come Umberto Eco, la parte scientifica e saggistica si presenta come critica verso l’occulto (Sei passeggiate nei boschi narrativi), la magia e l’esoterismo, mentre la parte narrativa ha tematiche apertamente occultiste o esoteriche; Il pendolo di Foucault, Il cimitero di Praga, Baudolino, Numero zero. Sono romanzi capaci di presentare un vero e proprio compendio dell’esoterico; il prete Gianni, I protocolli dei savi di Sion, i Templari, la P2, e via dicendo.
Due visioni differenti
Tra le opere e gli autori citati all’inizio ci concentriamo in particolare su Arturo Reghini e René Guénon; il primo è convinto sostenitore della tradizione pitagorica italiana, della sua indipendenza dal cristianesimo e della necessità di rifondare su questa prospettiva la Massoneria. L’esoterista francese, ben più noto, è invece convinto che l’esoterismo, in particolare la tradizione iniziatica, sia possibile ormai solo in Oriente (scrive intorno al 1925) mentre in Occidente non sarebbe più fattibile né rintracciabile un autentico insegnamento iniziatico. I due autori si conoscono e sono legati da stima reciproca, ma le posizioni sono differenti. Il tempo è un alleato fedele per gli autori controversi, capita spesso che alcuni di loro siano stati poco noti, durante la loro esistenza, e che in seguito vengano rivalutati.
Nei primi decenni del XX secolo Arturo Reghini è il maggiore esperto di esoterismo, Elémire Zolla gli dedica un bel saggio (E. Zolla, Arturo Reghini, in E. Zolla, Uscite dal mondo, a cura di Grazia Marchianò, Marsilio Editore, Venezia 2012, p.47) in cui brevemente ne traccia pensiero e vita.
«La Scuola Italica conferì a Righini una eccitazione intellettuale inesauribile, gli offrì innanzitutto uno scenario per la storia in cui collocare la fondazione della confraternita pitagorica, che si arguisce quando non si ravvisa dietro le vicende sia greche che romane, fino all’estinzione del mondo pagano […] Questa sapienza antica riuscì a sopravvivere all’oppressione cristiana, riemergendo come Imperialismo Ghibellino e fu porto da Dante a Machiavelli, a Campanella, a Napoleone, a Mazzini infine a Garibaldi, facendo in ultimo riemergere una Roma indipendente dalla Chiesa.» (Ivi, p. 348)
Uno studioso capace di elaborare autonomamente simboli antichi dall’osservazione della natura, nell’impronta di un uccello l’origine di certe figure, capace di affascinare un ristretto pubblico con un tamburo cercando di imitare il ritmo dello sciamano africano che rianima la spossatezza del portatore affranto. Il suo capolavoro è lo studio Le pietre che cantano, in cui la genialità consiste nell’assegnare valore musicale alle figure rappresentate all’interno dei chiostri romanici di San Cugat, e lette le figure come note musicali scopre la loro corrispondenza armonica con gli inni gregoriani dedicati ai santi in quei chiostri. Zolla si affretta a concludere che “bisogna udirle, le cattedrali”.
Tornando a Reghini la sua opera è volta proprio a esaltare la tradizione Pitagorica Italiana, i suoi lavori più significativi sono Ricostruzione della geometria Pitagorica e dei Numeri Pitagorici, non per nulla era anche un matematico.
«Qualcuno forse rammenta di aver udito accennare, o aver letto, fugaci accenni ad una Tradizione autoctona, di pretto carattere Italico, trasmessa da epoca arcaica e tuttora esistente; qualche studioso di cose massoniche sa che che, dopo la creazione della Gran Loggia di Londra, nel periodo della massima espansione della fratellanza iniziatica così rinnovata nella forma, vi fu chi, dall’Inghilterra e dalla Francia, venne qui, a cercare quelle regole dell’Arte che si sapevano qui note, e non altrove.» (G. Parise, Vita di Arturo Reghini, in A. Reghini, L’allegoria esoterica in Dante Alighieri, Edizioni Aurora Boreale, Prato 202, p. 32)
Nel breve saggio del 1921, L’allegoria esoterica in Dante Alighieri (A. Reghini, L’allegoria esoterica in Dante Alighieri, Edizioni Aurora Boreale, Prato 2022), lo studioso italiano interpreta la Commedia come un allegoria esoterica:
«Nelle grandi linee la Commedia è uno sviluppo del VI Canto dell’Eneide, e Dante ripete quanto Virgilio fa fare ad Enea. Scende vivente nell’Ade, rinviene nella selva il ramoscello di mirto degli iniziati, ed apprende de visu la verità dei misteri Orfico-Pitagorici sopra l’uomo e la immortalità condizionata.» (Ivi, p.13)
Tra i misteri Orfico-pitagorici e la Commedia vi sarebbe unità di intento nel definire l’uomo, o meglio la sua rigenerazione, «la metamorfosi in angelica farfalla, la Psiche di Apuleio.» (Ibidem). Dante si sarebbe smarrito nella selva dell’ignoranza cristiana dove incontra Virgilio, personificazione della sapienza esoterica e nelle qualità di iniziato che ha trasceso la natura umana: «Non omo, omo già fui». Il poeta toscano percorre i tre regni ultraterreni che corrispondono a gradi iniziatici, fino ad arrivare alla visione del divino, non ha più l’illusione del mondo della realtà ma ne ha un senso superiore, esperienza dovuta al Trasumanar che «significar per verba non si poria». La simbologia dell’acqua, dei fiumi e della navicella, per Reghini, sarebbero tutti riconducibili all’antica tradizione misterica.
Ma se il nome di Reghini è pressoché dimenticato, René Guénon gode oggi di ben altra fama, anche se ha visto durare a lungo il suo ostracismo, oltre la data della sua morte. Tra la fine degli anni ’90 e il 2000 era quasi un tabù, in sede accademica, citare il nome dell’esoterista francese, oggi possiamo facilmente verificare come in molti convegni universitari (http://www.fedoa.unina.it/14875/1/Dante_.pdf.), e conseguenti atti, si faccia largamente uso delle opere di Guénon, gli viene giustamente riconosciuto un ruolo autorevole negli studi esoterici e sulle dottrine orientali. Tra la sua ricca produzione le opere di maggior pregio sono sicuramente: L’uomo e il suo divenire secondo il vedanta, Il simbolismo della croce, Oriente e occidente, Il regno della quantità e i segni dei tempi (editi da Adelphi). Il nostro interesse si volge però verso altri testi che godono di maggior notorietà ma che risultano meno curati scientificamente come Il Re del mondo e L’esoterismo di Dante; scritti che potremmo definire d’occasione, nati come risposta a delle pubblicazioni che avevano fatto notizia e scalpore, Bestie, uomini e dei, di Ossendowski e la polemica attorno all’analisi di Miguel Asin Palacios sulle influenze islamiche in Dante.
Sono questi gli eventi che suggeriscono all’esoterista di sostenere le sue posizioni, in particolare ne l’esoterismo di Dante dove si concentra il riferimento a un’unica tradizione esoterica. Il discorso è interessante e complementare a quanto visto nel saggio di Reghini. Il testo non è uno studio sull’opera dantesca ma piuttosto la storia delle recenti interpretazioni esoteriche della stessa. Infatti Guénon sottopone a critica le visioni di Rossetti e Aroux:
«poiché il vero esoterismo è una cosa del tutto differente dalla religione esteriore, se ha qualche rapporto con questa, non può essere che in quanto trova nelle forme religiose un modo di espressione simbolico.» (R.Guènon, L’esoterismo di Dante, Bonanno, Roma 2018, p. 9)
Lo stesso ‘rimprovero di insufficienza’ teorica, oltre che a Rossetti e a Aroux, viene presentato a Eliphas Levi il cui torto è: «di supporre che le organizzazioni propriamente iniziatiche sia direttamente ingaggiate nelle lotte esteriori» (Ivi, p.33), inoltre Levi farebbe di Dante un kabbalista e un rosacrociano. Lo studioso si affretta a precisare che l’autentico significato di simboli e della scienza numerica nella Commedia attestano la presenza di una ininterrotta tradizione che: «da Pitagora a Virgilio e da Virgilio a Dante, la catena della tradizione non senza dubbio rotta sulla terra d’Italia.» (Ivi, p.18) Una cautela ermeneutica quella di Guénon che ha il pregio di essere in linea con quanto afferma Reghini sulla tradizione Pitagorica Italiana. L’originale spunto di Guénon consiste però nel porre l’importanza dello studio di Miguel Asin Palacios che rivela i rapporti testuali tra la Commedia di Dante e le opere di Mohyiddin ibn Arabi, in particolare il viaggio ultraterreno intrapreso dal poeta fiorentino con i relativi simboli e geografie sacre che incontra.
«Ma per noi queste similitudini non mostrano altro che l’unità della dottrina contenuta in tutte le tradizioni.» (Ivi, p.50)
Ulteriormente interessante è l’affermazione secondo cui tale dottrina sarebbe stata importata in Europa dall’Oriente grazie agli ordini cavallereschi come i Templari. Tale impostazione fa di René Guénon un sostenitore del «tradizionalismo». Differentemente da Reghini che, come detto, afferma l’antica persistenza della Scuola Pitagorica Italiana.
In conclusione si possono evidenziare delle differenze tra i due; lo studioso italiano riconduce le fonti e la tradizione presente in Dante a un ambiente italico, sebbene di stampo Orfico-Pitagorico. Non così Guénon che sostiene, non esclusivamente per la verità, la fonte islamica messa in evidenza dallo studio di Asin Palacios, pur sostenendo l’unicità della tradizione esoterica. Si tenga presente che poi l’esoterista francese si sarebbe trasferito in Egitto convertendosi all’Islam. Si potrebbe dire cha “la lingua batte dove il dente duole”, tuttavia ci sembra che il paradigma di un’unica tradizione che si esprime nel tempo con minime varianti potrebbe spiegare le due differenti visioni, fatto che sposta il peso della bilancia verso lo studio di Guénon. Ritengo che in questo ambito, una spiegazione ultima e definitiva, non sia raggiungibile. È inutile che tentiate di fornirci la chiave esoterica di un’opera come la Commedia dantesca, non siamo più in grado di comprendere quel messaggio cifrato, quel simbolo, quel mito, abitiamo tempi e linguaggi troppo laici e semplificati. Eliade esprime direttamente questa nostra attuale incapacità.
«Entriamo in un’epoca che sarei tentato di chiamare fanica. Si espongono alla luce del giorno testi, idee, credenze, riti, ecc. che normalmente sarebbero dovuti restare nascosti […] Le dottrine e i metodi segreti, cioè “esoterici”, non sono svelati e messi alla portata di tutti se non perché essi non hanno più alcuna possibilità di essere compresi. Non possono ormai che essere mal compresi e mal interpretati da non iniziati.» (M. De Martino, Mircea Eliade Esoterico Ioan Petru Culianu e i non detti, Settimo Sigillo editore, Roma 2008, p. 62)
Testi che in passato venivano considerati segreti oggi sono pubblicati e disponibili, si veda gli studi sulla Cabbala di Gershom Scholem e le opere sull’ermetismo di Frances Yates. Non sappiamo riconoscere la portata iniziatica di un capolavoro come Pinocchio, a noi temporalmente più vicino, figuriamoci se possiamo cogliere il simbolismo tradizionale in Dante, la sua scienza dei numeri, la geografia ultraterrena. È significativa una delle storielle preferite da Gurdjieff:
«C’era una volta un mago che possedeva un gregge di pecorelle. Gli piaceva la carne d’agnello e ogni tanto ne macellava una. Per impedire le fughe decise di ipnotizzare il gregge e, immergendolo nel sonno, inculcò tra convinzioni: le pecore sono immortali, sicché non debbono temere la macellazione, che è anzi un modo di andare di filato nell’eternità; egli era un buon pastore, sopra ogni cosa amava le sue pecorelle; esse inoltre non erano pecore ma quali leoni, quali aquile, quali uomini, quali addirittura maghi. Il gregge aspettò tranquillo la macellazione da allora in poi.» (Ivi, 177)
Da qui ben si coglie la necessità di un’educazione consapevole di cui si accennava all’inizio, per non aspettare tranquilli la macellazione.
Fiorivivi ringrazia
Emiliano Ventura saggista, filosofo e scrittore. (Segnaliamo il suo ultimo lavoro Dino Campana. Sotto il segno del mito, Robin edizioni, Roma 2025)
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