L’Opera del Sìchuān

di Giada Zaccardi

川剧 Chuānjù, opera del Sìchuān
成都 Chéngdū,4 agosto 2026
Teatro 春熙剧院三楼 (Chūnxī jùyuàn sān lóu: terzo piano del Teatro Chūnxī)
Costo del biglietto: 130 yuán (poco piu di 16€)


Aver assistito allo spettacolo dell’opera del Sìchuān è stata una delle esperienze più arricchenti della mia vita. Nonostante studi e parli un po’ di cinese e sia un’assidua frequentatrice di teatri di balletto, danza, opera e di ogni genere di arte performativa, non avevo mai assistito a qualcosa di simile. Comprendo bene le parole di Igor Chabrowshi quando afferma che questa forma d’arte funga da microcosmo della profonda trasformazione della cultura popolare cinese moderna. Questo teatro non è solo intrattenimento ma uno specchio antropologico.

川剧 Il Chuānjù è il teatro tradizionale della provincia del Sichuan. Combina recitazione, canto, musica, danza, acrobazie e arti marziali, con costumi e trucco molto elaborati. Le storie sono spesso tratte dalla tradizione popolare, dalla mitologia o dalla letteratura cinese.

Le arti che si sono susseguite quella sera sono state:

变脸 — Biànliǎn, il cambio delle maschere

Forse la performance più famosa dell’Opera del Sìchuān. L’artista indossa una serie di maschere coloratissime e cambia volto in una frazione di secondo, spesso con movimenti apparentemente impercettibili. Ogni maschera può rappresentare un’emozione, un carattere o una personalità diversa. Il modo esatto in cui viene realizzato il cambio maschera è tradizionalmente custodito dagli artisti come un segreto non condivisibile. Tutto avviene davvero in un istante, mostrando la maestria di questi artisti che non si toccano mai il volto. E lo si può notare soprattutto quando i performer scendono dal palco e continuano con i cambi delle maschere vicinissimi al pubblico, camminando tra le persone.

I colori poi non sono solo una forma di spettacolarità, ma una traccia per svelare i pensieri segreti dell’uomo. Risale alla tradizione dell’antico teatro cinese spiegare visivamente i conflitti interni: non esiste un solo carattere in ognuno di noi, ma emozioni contrastanti rappresentate proprio dal cambio delle maschere e dei colori. E così, secondo lo stile dell’Opera del Sichuan, il rosso ad esempio rappresenta la lealtà, il coraggio. Il nero una personalità ferma, e talvolta aggressiva. Il bianco simboleggia la furbizia e la disonestà mentre il verde gli impulsi violenti. L’oro e l’argento poi sono riservati solo agli esseri soprannaturali, alle divinità e agli spiriti immortali.

Biànliǎn, ovvero l’antica e stupefacente arte del cambio rapido delle maschere. Gli attori cambiano i loro volti colorati in una frazione di secondo sul palco, senza farsi notare dal pubblico, per mostrare le diverse emozioni dei personaggi.

吐火 — Tǔhuǒ, sputafuoco

Letteralmente ‘sputare fuoco’. L’artista esegue un numero nel quale produce una vera fiammata dalla bocca, generalmente utilizzando tecniche tradizionali di teatro e prestidigitazione. È una delle componenti più spettacolari dell’Opera del Sìchuān.

滚灯 — Gǔndēng, ‘lanterna rotolante’


È un numero acrobatico tradizionale particolarmente caratteristico del teatro del Sichuan. L’artista mantiene in equilibrio una lampada/lanterna, spesso mentre esegue rotolamenti, capriole e altre acrobazie. La difficoltà sta nel combinare equilibrio, movimento e precisione. In particolare, nello spettacolo a cui ho assistito io, questa performance avveniva all’interno di uno sketch comico, nel quale l’acrobata (perché non potrei definirlo diversamente) discuteva con la moglie, corteggiandola e lei, in risposta, subordinava le sue attenzioni alla riuscita delle acrobazie di lui con la lanterna accesa in testa.
Questo momento dello spettacolo mi ha decisamente colpito non solo per la tecnica mostrata dai due attori, ma anche per la loro capacità comunicativa. Hanno coinvolto il pubblico e lo hanno divertito, anche solo con i loro movimenti. Il non comprendere interamente i dialoghi, per altro la massima espressione della conoscenza di una lingua e della sua cultura, non mi ha impedito di sentirmi totalmente coinvolta, tanto da ritrovarmi a ‘tifare’ per la sfortunata sorte del marito con il resto del pubblico che interagiva con domande e risposte, applausi e grida di incitamento.

茶艺 — Cháyì, arte del tè

È la preparazione e presentazione tradizionale del tè cinese come vera e propria performance. L’artista mostra gesti codificati e raffinati per preparare, versare e servire il tè, prestando attenzione a movimenti, postura e presentazione. A Chengdu è particolarmente significativo perché la cultura delle case da tè (茶馆) è una parte importante della vita sociale locale.
Durante lo spettacolo in questione, i performer versavano il tè da bricchi che avevano dei tubicini lunghissimi (fino a due metri circa) e una volta scesi dal palcoscenico hanno versato acqua bollente in tutte le tazze di tè a disposizioni del pubblico.



Tutte le differenti arti sopra menzionate condividono la magnificenza e preziosità degli abiti tradizionali che in tal modo diventano parte integrante dello spettacolo.

Il generale senso di meraviglia che ho provato in questa serata credo dipenda soprattutto dall’habitat in cui tutto questo prende vita.
La sala che ci ospitava non era un grande teatro, al contrario sembrava a metà tra una sala performativa e un grande salone. Ospitava infatti delle sedie di legno con dei comodi cuscini rossi e ogni spettatore aveva a disposizione una tazza di tè, con già predisposte all’interno le foglie e i fiori, una grande bottiglia termica con acqua calda e degli snack posti all’interno di piccole ciotoline, proprio come si fa a casa quando arriva qualche amico. Nonostante quindi il valore artistico e le altissime capacità tecniche dei professionisti, il clima era del tutto informale, rilassato e caldo, più simile a una riunione tra conoscenti. Di certo una sensazione molto diversa dai teatri nostrani, accentuata dal fatto che gli attori scendevano sempre dal palco per esibirsi tra il pubblico a più riprese.

Se penso al nostro teatro italiano, mi pare che esso sia avvertito dagli spettatori come qualcosa di distante, rivolto esclusivamente a una élite di esperti e amanti di quell’arte. Qui al contrario lo spettacolo è un mezzo per sentirsi vicini alle persone e a quanto accade nel quotidiano. Pubblico e artisti si compenetravano: chi si esibiva raccontava la storia di chi assisteva, che empatizzava del tutto con la narrazione. Ho visto persone di ogni genere, ogni età e provenienti da posti diversi, ma tutti erano presenti e partecipi. Mi è sembrato di tornare a secoli fa, quando i teatri erano l’intrattenimento del popolo. Mi ha così emozionata perché credo profondamente che l’arte sia la rappresentazione della vita umana e che sia necessario fruirne per osservare e autosservarsi da un punto di vista differente dal proprio, tramite spunti stimolanti che possono aprirci le idee ed essere la matrice di un nuovo modo di pensare.

Magari potessimo tutti assistere di più a spettacoli di questo genere!