La Storia e la Ricerca

Nella nota al testo dell’ultimo lavoro di Emiliano Ventura Il Resto del tuo tempo leggiamo:

non è una biografia né un libro di storia, non è un romanzo né un libro di memorie, è a tutti gli effetti un libro di ricerca, se si vuole la storia di una ricerca. 

Questa breve dicitura è l’occasione per riflettere su alcuni temi propedeutici alla stesura di un testo, all’elaborazione di una storia.

La ricerca

La ricerca, nella stesura di un libro, gioca un ruolo centrale, e mentre è più intuitivo comprenderlo nel caso della saggistica, sfumature differenti assume nei romanzi. La ricerca può riferirsi infatti allo studio e al vaglio di quegli elementi che rendano più credibile la narrazione o essere invece diretta a rintracciare il materiale essenziale per un romanzo storico. 

Ma cosa accade quando parliamo di biografia, quando un testo cerca di ricostruire la storia di un periodo vissuto o di una vicenda di cui non siamo testimoni diretti?

E.V «La cosa prioritaria, e direi fondamentale, è che ci siano dei documenti come base di partenza, oggetti materiali che possano fornire indizi. Essi possono essere anche elusivi, l’essenziale è però che esistano. Quanto ho appena affermo potrebbe sembrare un’ovvietà, ma oggi assistiamo a vera e propria perdita del materiale e della ‘materialità’. Faccio un esempio pratico. Nel mio ultimo lavoro, che tu citavi, per la ricerca sono partito da alcune lettere, cartoline e foto che riguardavano l’esperienza fatta da mio nonno durante la Seconda guerra mondiale. Tutto questo materiale cartaceo oggi non esiste più, se qualcuno volesse fare una ricerca simile su di me dovrebbe recuperare le chat su WhatsApp, che ovviamente non hanno materialità, sono dati immateriali e facilmente deperibili.

Detto questo, per rispondere alla tua domanda, la cosa fondamentale è avere dei dati di partenza, poi è necessario svolgere una ricerca, che non è differente da un qualsiasi lavoro scientifico o accademico. È possibile partire dalle fonti edite, rintracciare la più autorevole, confrontarla con i dati in nostro possesso, poi passare ad autori meno noti ma che siano andati più nello specifico per ciò che riguarda l’oggetto della nostra indagine. Se non ci sono fonti edite è possibile cercare anche fonti orali che però vanno sempre prese con il beneficio del dubbio a seconda della loro prossimità e conoscenza con l’oggetto della ricerca. Altra fonte sono gli archivi e i siti specialistici dove ci sono fonti inedite, lavori scientifici e accademici che hanno l’imprimatur universitario ma che non sono stati pubblicati. Naturalmente tutto questo varia a seconda della biografia su cui si cerca di far luce, se si parla di un religioso si interpellano alcuni enti, se si tratta di militare altri, e così via. Insomma è un lavoro complesso.»

La verità

Avere a disposizione pochi elementi su cui basarsi per ricostruire una vicenda obbliga il narratore alla formulazione di ipotesi. Ci si chiede però se tale operazione non comporti il rischio di una riscrittura degli avvenimenti, di una distorsione della verità non necessaria oppure, al contrario, se fornisca una chiave di lettura possibile di una storia semisconosciuta o dimenticata. 

E.V «Nella ricerca medico-scientifica, ciò che dici, è ben noto ed è messo in preventivo fin da subito, sono i famigerati bias, quelle distorsioni, più o meno intenzionali, che possono invalidare una ricerca. Genericamente possiamo definirli come errori, principalmente dovuti dalla prospettiva del ricercatore, i più comuni infatti sono dovuti al pregiudizio del ricercatore stesso.

Nella mia ricerca temevo proprio questa tipologia di bias, il pregiudizio, dovendo ricostruire un biennio della vita di mio nonno, all’interno della Seconda guerra mondiale, in cui aderisce, assieme al suo battaglione di paracadutisti, alla Repubblica Sociale Italiana. La priorità era mantenere equilibrio e neutralità in una faccenda così carica di emotività e di drammaticità, per questo il mio intento è stato da subito diretto alla ricostruzione dei fatti, senza proporre apologie e rivisitazioni, nè tanto meno giudizi; questa ulteriore tipologia di studi esiste già, ed è fatta da storici e giuristi più preparati di me in quell’ambito. La mia ricostruzione, per quanto basata su fonti di archivio, è per forza incompleta e parziale, è più vicina al verosimile che non al vero, ma rispetto al buio totale avere una ricostruzione che sia verosimile è già tanto.»

La testimonianza

Jean Bodin asseriva che «[…] tra due verità quella attendibile è la più vicina a noi, perché la verità viene a galla più lentamente». In realtà il termine testimone, e tutta la sua ricchissima e complessa semantica, ci conduce nella direzione opposta, nell’aver conoscenza diretta di un fatto.

Quale delle due?

Per estensione la testimonianza può riferirsi anche a degli attestati, a degli atti che comprovino una verità. Che ruolo giocano i documenti non formali, come le cartoline, le lettere e gli oggetti appartenuti a qualcuno del passato, sono anch’essi prove? Possono indirizzare il narratore?

E.V «Diciamo che tutti questi materiali ‘informali’ di cui parli sono come delle prove indiziarie, e nel mio caso ad esempio tutto si è complicato anche nell’entrata in scena della censura; la lettere e le cartoline che abbiamo conservato in famiglia portano impresso il timbro della censura, per cui ciò che viene detto è già di per sé parziale e condizionato. Infatti solo dopo il crollo del Fascismo (25 luglio 1943) mio nonno solleva critiche a Mussolini ed esprime fiducia nel nuovo governo che deve formarsi. Per quanto riguarda questo mio libro, ho dovuto utilizzare sia documenti formali (fonti di archivio) che informali e privati, e nel momento in cui la narrazione privata di mio nonno andava a combaciare con la fonte ufficiale (storica) devo dire che ho provato soddisfazione, come ricercatore, e brividi di emozione. Per rispondere alla tua domanda quindi, le fonti informali hanno un ruolo fondamentale come un primo motore.»

La metodologia

Per quanto riguarda la ricerca storica, è solo intorno al 1500 che si pone il problema delle regole, delle indicazioni di carattere metodologico da seguire nell’attività di ricerca e interpretazione delle fonti. Cominciano a prender forma le fasi di una ricerca attendibile:

– ricerca delle fonti (primarie: dirette

                               (secondarie: indirette)

– confronto e analisi delle fonti

– ricostruzione ordinata dei fatti (differenza tra vero e falso, tra resoconto e narrazione)

– interpretazione dei fatti (letterale o fantasiosa)

Quando si tratta di un testo ‘ibrido’, che non sia esclusivamente storico o scientifico, tale metodologia è applicabile lo stesso?

E.V «Direi di sì, infatti è esattamente la metodologia che ho utilizzato. Pur non volendo fare un saggio storico né un testo accademico, la mia narrazione si basa sempre su dei documenti, che siano privati (di mio nonno) o ufficiali (d’archivio), probabilmente è ormai una mia forma mentis dovuta agli anni di studi accademici. Ho un approccio quasi da scienza galileiana, non interpreto più ma ho necessità di un documento per avallare ogni ipotesi, o per sostenere ogni narrazione. In alcuni casi può essere un limite, per me ora è un ulteriore stimolo alla ricerca.»

La struttura interna e il bilanciamento delle nozioni

Goethe, ne La teoria dei colori, faceva notare come ogni impresa storiografica fosse «un’avventura rischiosa», come si dovrebbe procedere perciò per distribuire luci e ombre di una narrazione? 

E.V «Emerico Giachery parlava di «avventura del testo», perché, come in ogni impresa, l’alea è sempre presente, inevitabilmente. Proprio il bilanciamento è stato il mio cruccio fin dall’inizio, mi sono domandato come rendere discorsivo e narrativo un testo che aveva, come base di partenza, solo un epistolario e dei documenti ufficiali. Come dici tu dovevo distribuire l’ombra e la luce e il pericolo più grande era un cambio di registro troppo netto all’interno del testo. Dopo diverse prove ho trovato una forma di narrazione mista o ibrida, come giustamente l’hai definita, che prevede tre cambi di registro, è vero, ma la temperatura sale molto gradualmente e il lettore è accompagnato in una materia più densa di riferimenti storici. Dopo diverse letture del testo mi sembrava che fosse la formula migliore, o quanto meno che funzionasse meglio. I riscontri che sono arrivati dopo le prime letture sembrano confermare le mie impressioni.»

Il confronto

Henry James, mettendo a confronto il romanziere e lo storico afferma: «Rappresentare e illustrare il passato, le azioni degli uomini, è lo scopo di entrambi gli scrittori. La sola differenza che mi riesce di scorgere fra l’uno e l’altro, torna a onore del romanziere (in proporzione naturalmente alla sua riuscita), e consiste nelle maggiori difficoltà che incontra nel raccogliere le testimonianze [evidence], che sono lontane dall’essere letterarie.» (H. James, The Art of fiction 1884, p.167)

È proprio vero che romanzo e storia divergono?

E.V «Credo che oggi queste differenze siano più sfumate, il lavoro di ricerca di un romanziere e di uno storico dei nostri giorni non è poi così diverso, a differenza del passato. A memoria mi viene in mente che solo Manzoni e Flaubert hanno avuto un approccio meticoloso, da storico o da ‘scienziato’, per i loro romanzi. Oggi un romanziere ha spesso una formazione accademica, penso ad Alessandro Barbero, che è sia storico che narratore, a Walter Siti o Alessandro Piperno e potrei continuare a lungo. Come cultore del falso potrei aggiungere che in alcuni casi un romanzo (una fiction quindi) può avere più attinenze con la realtà che non un saggio storico (non fiction). Il confronto tra romanziere e storico credo che debba spostarsi dalla metodologia di ricerca per concentrarsi sul testo finito, questo deve rispondere a dei criteri letterari, o scientifici, specifici; credo che solo apparentemente il romanziere sia più libero dello storico.»

La vita del testo

Spesso si dice che una volta finito un lavoro esso smetta di essere dell’autore e viva di vita propria. Ma qualcosa difficilmente spiegabile, da un punto di vista razionale, può accadere anche nel momento antecedente, quando cioè il lavoro non sia ancora concluso. Può capitare, come una magia, che sia la storia che si sta scrivendo a indirizzare l’autore e non il contrario. I personaggi narrati, le vicende postulate, tutto vira in una direzione differente da come ci si aspettava. Si deve perciò seguire questo flusso o riportare la storia nei cardini, lì dove il nostro volere e il nostro progetto iniziale era indirizzato?

E.V «Con gli anni ho imparato che ogni testo ha le sue ragioni implicite, nel senso che spesso indica all’autore stesso le direzioni da seguire, e credo che sia essenzialmente un fatto riconducibile alla struttura stessa che si sceglie. Nel mio caso però, in questo lavoro sulla guerra combattuta da mio nonno, ho misurato su me stesso il valore conoscitivo del «mistero» nel senso dell’a-logos, dell’irrazionale. La mia narrazione nasce da un sogno, realmente fatto, in cui mia nonna mi consegna tre orologi di mio nonno da mettere a posto, da sistemare. Orologi che ho poi ritrovato in un cassetto dimenticato. Ma in realtà negli anni ci sono stati altri segni, sogni, profumi o nomi pronunciati che hanno ‘imposto’ al logos (alla ragione) di procedere in questa ricerca. Io credo che quando ciò accade è già di per sé letteratura, o quanto meno che si sta vivendo un’esperienza letteraria, e che quindi vada seguita e assecondata. Questa storia sulla guerra di mio nonno, Il resto del tuo tempo, rischiava di rimanere non detta, invece con questo ascolto pronto a cogliere ogni segno ho potuto raccontarla, ho cercato di colmare quella perdita non quantificabile di un’esperienza vissuta unica. Anche se sono sicuro che ciò che abbiamo perso rimane enormemente superiore a quanto io possa aver recuperato.»

A distanza di anni l’autore, nipote del protagonista della vicenda, tenta di trovare una risposta ad alcune domande; «Che cos’è un paracadutista A.D.R.A.?», «Che guerra hai combattuto?» ma soprattutto «che cosa è successo dopo l’8 settembre?». Nasce una ricostruzione che segue due azioni parallele, come afferma Musil, una questione personale che segue e si incastra con le vicende del secondo conflitto bellico e del nostro paese. Scomparsi da anni i protagonisti, questa storia rischia di rimanere inesplicata. Con l’aiuto di alcuni documenti d’epoca e grazie a molte lettere, che il paracadutista Giovanni scriveva alla fidanzata Silvana, l’autore ha potuto ricostruire, a distanza di anni, questa vicenda.

Fiori Vivi ringrazia

Emiliano Ventura saggista, scrittore e filosofo. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Il mito di Diana e Atteone in Ovidio, Arbor Sapientiae 2018, Mario Luzi. La poesia in teatro, Scienze e Lettere 2010, David Foster Wallace. La cometa che passa rasoterra, Elemento115 2019, Giordano Bruno. Tempo di non essere, Aracne 2021, La cattiva moneta. Un ragionamento sul falso, Transeuropa 2022, Il resto del tuo tempo, Arbor Sapientiae 2023, Nel gorgo di salute o salvezza. Una genealogia della salute, Stamen 2024.

L’ Archivio Centrale di Stato e https://www.piccolomuseodeldiario.it/

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.