di Flavia Sorato
La storia del mondo ha da sempre visto i fiori ricoprire un ruolo fondamentale in moltissime culture ed essi rivestono una posizione di grande rilevanza anche in Oriente. Immagini gracili, d’eleganza ed allo stesso tempo messaggeri di forti valori, sono spesso considerati simboli e rappresentazioni di idee, sentimenti, aspetti della vita, e così come in molte culture del mondo anche in Asia orientale si ritiene che essi racchiudano messaggi fondamentali su un piano sia universale che quotidiano. I fiori, come parte della natura, detengono un ruolo significativo nell’ambito della collettività diventando così in molte società un linguaggio figurato cardinale capace di esprimere, grazie a colori e forme, stati dell’anima, qualità, princìpi morali e spirituali.
La cultura coreana, come altri Paesi asiatici, è rivestita da un manto fiorito di simboli.
Devi osservare attentamente per vedere la sua bellezza
Devi cercare a lungo
Per realizzare che è raffinato
Anche tu, sei così
Na Tae-joo, Fiore di campo
È sicuramente rilevante che la Corea del Sud sia uno di quei Paesi che abbiano eletto a proprio emblema un fiore. Si tratta dell’Ibisco (hibiscus syriacus), detto Mugunghwa o rosa di Sharon. Esso è presente sullo stemma dal 1963 come simbolo nazionale ed il suo significato (da mugung) è da rinvenire nel concetto di eternità: si potrebbe infatti tradurre come “eterno fiore che non scompare mai”, potente immagine dall’eco poetica.


Fioriture
In realtà è tutta la Natura nel suo complesso che in Estremo Oriente permea la vita quotidiana e lascia un’impronta sulla società. In Giappone lungo le vie dei parchi si cammina tra salici, ginkgo biloba, profumi di fiori, azalee, camelie, alberi di susino e ciliegi, moltissime piante diverse tra loro, spesso indicate nei giardini pubblici da targhe che ne riportano i nomi. Persino ogni provincia ha come propri simboli degli elementi naturali, nello specifico ciascuna ha eletto una pianta, un fiore ed un uccello a rappresentarla, e la popolazione tutta è tenuta ad avere cura, rispettare e tutelare queste figure: il gabbiano, il ciliegio e il ginkgo sono ad esempio gli emblemi di Tokyo.
Ad influire profondamente sulla vita in Giappone è il susseguirsi delle stagioni, ognuna portatrice di peculiari qualità ed atmosfere. Il panorama della primavera, ad esempio, è caratterizzato dalla comparsa dei sakura: la celebrazione della fioritura degli alberi di ciliegio è probabilmente uno degli eventi più iconici e rappresentativi del Paese. È un’esperienza estetica che da sempre ha avuto una sensazionale capacità d’impatto su chi la vive, uno spettacolo naturalistico suggestivo capace di avvincere chiunque con delicati simboli d’effimero, quei petali dal colore tenue trasportati incantevolmente dal vento (un fenomeno detto hanafubuki, tempesta di fiori). Quale meravigliosa attesa è aspettare il mankai, la piena fioritura, per contemplare i ciliegi (hanami).
Oh, guarda!
e null’altro da proferire,
dinanzi ai ciliegi in fiore
del monte Yoshino
Yasuhara Teishitsu


Katsushika Hokusai, Cardellino e ciliegio piangente, Dalla serie “Piccoli fiori”, 1832 circa
La contemplazione dei fiori è un’arte narrata sin da tempi antichi, uno dei primi hanami di cui si abbia notizia risale al IX secolo d.C., ai tempi dell’Imperatore Saga, quando venne celebrata la fioritura nel giardino di un tempio a Kyoto. Meno conosciuto è lo tsukimi, altra lontana tradizione legata invece all’osservazione della luna di fine estate che con il tempo si è trasformata a livello popolare in una festa di ringraziamento per il raccolto. Luna e fiori spesso s’intrecciano in immagini liriche ed abitano molti haiku.
Fra i narcisi
giocano le volpi
bella notte di luna.
Yosa Buson
Possa chi porta
fiori in questa notte
avere la luce della luna
Takarai Kikaku
Luna piena d’autunno:
bellissima semplicemente, perfettamente
chiara
Miura Chora
L’esperienza dell’Hanami
L’esperienza dell’hanami ha un tale valore che per godere di questa possibilità anche durante le ore buie vi è l’usanza di illuminare gli alberi fin pure di notte (yozakura), creando così grazie al gioco di luci una dimensione sognante: un’esplosione di fiori che di giorno avvolge con delicatezza e la sera si tinge d’intensità.
La fugace bellezza di questo spettacolo è oggetto d’ammirazione in diversi luoghi d’Oriente, di norma a partire da fine marzo nelle zone più a Sud, maggiormente calde, come ad esempio presso l’isola di Jeju in Corea del Sud, nell’area di Seogwipo. La fioritura di questi alberi è però fugace e vi si assiste per poche settimane, con variazioni che dipendono ovviamente dalle condizioni climatiche. Molti eventi e festival sono organizzati ormai da tempo in onore del loro sbocciare, come ad esempio il Jinhae Gunhangje, nella città di Changwon, che si copre meravigliosamente d’un manto di petali chiari nella stagione menzionata.

Questi fiori sono presenti in ogni aspetto della cultura, come la musica, la letteratura, il cibo.
È largamente diffuso, infatti, in generale, l’uso di fiori anche nelle preparazioni alimentari, basti pensare al largo consumo che di tè si fa in Oriente, sia in occasione delle classiche e caratteristiche Cerimonie, sia come rimedi naturali o semplici bevande. In Corea viene preparata una tipica pietanza che è detta hwajeon, traducibile in “pancake di fiori”. Vengono principalmente utilizzati per questo piatto i fiori di azalea, emblematici nel Paese del Calmo Mattino.
Le Azalee
Così come in Cina, infatti, esistono i così detti “Quattro Nobili”, ossia Bambù, Pruno, Orchidea e Crisantemo, in Corea, invece, alle diverse stagioni corrisponde un’altra peculiare selezione floreale: le azalee sono così diventate le rappresentanti della primavera, le peonie dell’estate, i crisantemi dell’autunno e l’albicocco giapponese dell’inverno.
Sono appunto le azalee che con il loro incantevole colore ricoprono a distesa le zone montuose della Corea, come Hwangmaesan.

Questo fiore è il protagonista di varie storie e leggende in diversi Paesi orientali, dall’India alla Cina fino alla Corea stessa, appunto. Nello scenario di quest’ultima è ambientato un racconto tramandato che narra di una fanciulla rimasta incantata da un fiore di azalea in un dirupo. Troppo lontano per potercisi avvicinare, viene colto da un allevatore di passaggio che lo porge alla donna insieme ad una sua composizione, forse una delle prime poesie floreali. Simbolo quindi d’amore e coraggio secondo questa storia, l’azalea riempie anche i versi malinconici di molti poeti.
Coi fiori d’azalea
da me raccolti
Lì a Yongbyon, sul monte Yaksan,
abbellirò la via del tuo cammino
Kim Sowol, Azalea
La Camelia
Quante poesie raccolgono immagini di fiori. Nel giardino davanti / candidamente si apre / la camelia, è un meraviglioso haiku di Uejima Onitsura che offre la verità di una visione di grande nitore, mettendo il lettore nella disposizione d’animo d’un bambino che si avvicina alle cose del mondo e con occhi nuovi ed onesti coglie l’essenza di una scena semplice ma ricchissima.
La coltivazione della camelia iniziò probabilmente in Cina nel III Secolo d.C., ma perlopiù erano presenti tipologie selvatiche. Ad innamorarsene davvero furono in realtà i giapponesi, che cominciarono a coltivare diverse varietà che si diffusero nel periodo Edo. Ne La storia dei fiori, di Noel Kingsbury, viene ricordato e narrato come il fiore della camelia fosse molto amato dallo Shogun Tokugawa Hidetada, tanto che era noto come fosse necessario porgergliene in dono di nuove per poter entrare nelle sue grazie.
Fiore adorato da molti, non solo chi governava ma anche chi combatteva lo aveva intensamente a cuore: era infatti, nella sua versione rossa, un importantissimo simbolo per i samurai che gli attribuivano il rilevante significato di una nobile morte.



Il Loto
Un altro fiore che per il suo valore si pone da sempre come centrale nella cultura orientale è il Loto.
La bellezza e la particolarità che lo caratterizzano hanno fatto sì che le tradizioni religiose e filosofiche orientali gli assegnassero un forte ruolo simbolico. Il loto è considerato un fiore sacro sia per il Buddhismo che per l’Induismo ed il Taoisimo. Molte divinità, tra cui quelle induiste, e lo stesso Buddha, vengono spesso ritratte sedute o in piedi su fiori di Loto e la leggenda vuole che proprio Siddharta nacque in questo fiore o che ne sbocciassero al suo passaggio da piccolo.


Presente in molte iconografie, dunque, la forma e l’aspetto di questo fiore fanno sì che si possa prestare ad una varietà di simbologie, relative per esempio all’apertura dell’anima, all’elevazione spirituale, alla saggezza, o, se si pensa alle gocce di nettare sullo stilo centrale, possono queste essere paragonate a dei gioielli. Uno dei mantra più importanti del Buddhismo tibetano si potrebbe tradurre come “il gioiello è nel loto”, indicando quindi uno stato d’animo puro. Recitandolo, Om Mani Padme Hum, insegna come l’illuminazione debba avvenire in noi, quale frutto di un percorso interiore.
Anche uno dei testi fondamentali del Buddismo Mahāyāna utilizza questo simbolo: detto Sutra del Loto e della Buona Dottrina, è la scrittura che più di ogni altra ha influenzato la tradizione buddista in tutta l’Asia orientale passando dall’India all’Asia Centrale, alla Cina, la Corea e il Giappone. Anche in Giappone riveste questo ruolo centrale tanto che per il fondatore di una delle maggiori scuole di Buddismo Zen, Dogen Zenji: «Il Sutra del Loto è il re dei sutra» esortando così a riconoscerlo come un grande Maestro. «Comparato a questo sutra tutti gli altri si pongono soltanto come suoi contenuti, perché esso solo esprime la Verità ultima.» Proprio come altri fiori, anche questo, viene celebrato per la sua importanza e sacralità.
Lo Yeondeunghoe (“Festival delle lanterne di loto”) viene festeggiato in Corea del Sud per celebrare il compleanno di Buddha. Si tiene ogni anno in tutto il Paese ma il più rinomato è quello di Seul, presso il Tempio Jogyesa, il luogo principale del più grande ordine buddista coreano, Jogye.
La casa nella Natura
In occasione della mostra Quattro case coreane, tenutasi a Roma, presso l’Istituto Culturale Coreano si è preso parte ad un viaggio nel Pese del Calmo Mattino, attraverso i simboli di questa cultura noti in parte per il fatto di essere frequentemente visibili nei dipinti tradizionali del Paese.
Grazie alla visione di un filmato artistico che propone una visita virtuale tra gli spazi abitativi della Corea, si può fare esperienza immersiva in questa cultura, potendone cogliere bellezza e spirito che ne delineano l’identità. I dipinti e le case presenti nel filmato mostrano i palazzi reali, le case comuni e in generale i luoghi abitativi affermatisi durante la dinastia Joseon dopo il XV secolo, fino ad arrivare ai nostri giorni dove la visione di una Seoul tra luci e palazzi tratteggia uno skyline modernissimo.
Tra gli spazi mostrati, vi è anche quello della casa immersa nella Natura.
C’è un concetto, tipico della cultura coreana che è quello di Pung Ryu: fa riferimento all’eleganza e bellezza della natura ed alla sua contemplazione che suscita gioia. La Natura, infatti, è spesso considerata in Oriente parte integrante degli spazi vissuti e così anche in Corea le hanok (le dimore tradizionali coreane) sono strutturate in modo tale da non essere uno spazio chiuso ma al contrario collegato con l’ambiente esterno, così da creare una sorta di giardino da vivere in modo continuo ed unico. L’amore per la natura che innalza l’animo diventa così esperienza concerta e quotidiana.

Elementi naturali sono presenti ovunque. Uno degli altri spazi in mostra è la “casa dello Studioso”, centro della divulgazione accademica e polo culturale dell’epoca Joseon. Si tratta di un luogo dalla forte valenza etica, presso cui, principalmente, venivano messi in pratica gli ideali di una perfetta vita morale. In alcuni dipinti sono ritratti dei nobili che rappresentano la figura del seonbi, l’immagine dello studioso a cui si aspirava. Nella ricostruzione di questa casa compiuta grazie ad un’opera di media art, è possibile soffermarsi su alcuni dei simboli tipici legati al seonbi, tra i quali sono presenti anche dei fiori, simboli di dignità ed integrità dell’uomo virtuoso.
Il Crisantemo, ad esempio, ricopre anche questo valore.
Il Crisantemo
O crisantemo, perché hai aspettato
fino a che il vento primaverile del terzo mese
fosse passato per fiorire tutto solo
quando le foglie cadono e il tempo volge al freddo?
forse tu sei l’unico la cui integrità fiorisce fieramente
senza soccombere alla brina
Yi Chŏng-Bo, poeta coreano
Il crisantemo è un fiore d’importanza centrale ed anche regale in Estremo Oriente. Simbolo imperiale in Giappone, il suo colore giallo lo ha reso un’immagine di potenza vitale. Le prime notizie che se ne hanno provengono dalla Cina e già lì questo fiore è stato oggetto di grande ammirazione, a partire dai poeti che ne scrivevano e cantavano la bellezza.
Bevi rugiada di magnolia al mattino
e cibati dei petali che cadono dal crisantemo alla sera
Qu Yuan, versi da Li Sao
Profumo di crisantemi.
Arriva una piccola folla.
È un giorno felice.
Hisajo Sugita, poetessa giapponese
Nel corso dei secoli ne è stata coltivata una vasta gamma, dai colori diversi e dai fiori multiformi, ecco perché se ne conosce non solo la versione originaria di specie selvatica. Nell’ambito di una parte della cultura occidentale assume un significato diverso, associato maggiormente alla commemorazione dei defunti (anche se, ad esempio, in Gran Bretagna viene regalato per festeggiare una nascita). È un fiore stagionale, autunnale che vede la sua massima fioritura proprio in concomitanza della Festa del 2 Novembre, data che spiega la sua associazione automatica al mondo funebre. Questo “fiore dei morti”, per la nostra cultura quasi un simbolo di sfortuna, è invece fortemente legato in Paesi come il Giappone, la Corea o la Cina all’essere vitale del suo colore dorato: è simbolo di ciò che persiste ed è forte.
Così in Giappone. Nel XIII secolo l’imperatore Go-Toba lo elesse a suo emblema, fiore dall’aspetto solare che incarnava lo spirito nipponico, e con il tempo è diventato l’immagine della famiglia imperiale, presente su stendarti e rappresentata come un crisantemo stilizzato composto da sedici petali di color oro. Questo fiore, che è anche simbolo di pace, viene utilizzato tutt’oggi come ornamento ed addobbo in occasione delle nozze. Come avviene per altri fiori, poi, anche in questo caso è stato istituito in Giappone il giorno dei crisantemi (kiku no sekku), festeggiato il 9 settembre, una tra le feste più importanti del paese.

Hokusai, Crisantemi
Conclusione
Questa piccola antologia è solamente un brevissimo viaggio tra alcuni dei simboli di una certa parte d’Oriente, una minima apertura su un vastissimo mondo floreale, così importanti per le culture appena accennate. Mi chiedono perché compro riso e fiori. Compro il riso per vivere e i fiori per avere una ragione per vivere affermava Confucio. Come pure, Al cielo non chiedo altro che una casa piena di libri e un giardino pieno di fiori.