di Stefano Orzes
Stefano Orzes, conosciuto per le sue tele con il nome di yogasvarupa, considera la sua arte come una forma di ricerca essenzialmente metafisica. «Ciò che ricerco
non è solo uno sguardo verso l’origine e l’equilibrio dei fenomeni, ma anche l’interconnessione che scorre fra di essi.»
Da un punto di vista filosofico-concettuale le visioni antropologico-spirituali si intrecciano alla ricerca dell’Essenza di (Sé) stessa (Anima-Monade), e di una fusione con lo Spirito Dio-Natura (seguendo la concezione panteistica/yoga/Tao). La soggettività, così come si presenta a noi occidentali, diviene mutevole e indefinita.
Da un punto di vista invece prettamente artistico, ogni opera si arricchisce dell’utilizzo di elementi geometrici. Essi giocano un ruolo fondamentale, perché non sono esclusivamente forme, ma divengono simboli di un misterioso rapporto tra gli elementi, in una dimensione più ampia, astrologica.
Tutta l’opera di Stefano Orzes in altre parole, attraverso la suggestione dei simboli e dei richiami esoterico-mitologici vuole riportare l’attenzione verso un linguaggio essenziale, spirituale e universale.
Galleria
Dall’ampia produzione di yogasvarupa, il cui nome composto da yoga e svarupa (o swarupa) si riferisce alla vera natura, alla vera essenza o forma autentica di sé, libera da identificazioni errate o condizionamenti esterni, abbiamo selezionato alcune tele che meglio di altre spiegano la sua arte e la sua ricerca alla realizzazione del proprio Sé autentico.
- INDIFFERENT CIRCLE INTERACTION

Quadro esagonale con 30 cm per lato (acrilico su tela) 2017
Il quadro nasce da una meditazione su Plutone (come archetipo astrologico) e i suoi satelliti (Carone, Notte, Stige, Cerbero, Idra), la composizione è apparsa sotto visone (geometrica/astratta) e successivamente sviluppata attraverso una libera interpretazione cromatica.
Il titolo del quadro nasce da una riflessione sulla Natura è sul concetto di “indifferenza” insita in essa, rispetto all’imperturbabilità dello “Spirito” incondizionato.
2. THE ETHERIC BODY OF A CIRCLE AND A SQUARE

Acrilico su tela (100×120) 2016
Il quadro prende visione dal concetto dei corpi sottili in Teosofia (corpo Fisico Eterico Astrale Mentale ecc..). Il corpo Eterico è il primo e più sottile corpo dell’aura umana, è inoltre associato alla forza vitale che permea il corpo fisico. La riflessione che struttura la geometria e le forme si ispira al concetto di 2 (yin e yang/femminile maschile) e 3 (Trinità: Primo,Secondo,Terzo Logos in ebraico Kether Chokomah Binah).
3. INVOCATION OF OSIRIS (In Death mystic i’m reborn intact and pure)

Acrilico su tela 80×60 2017
Il quando trae ispirazione da Osiride (il sovrano dell’aldilà) e da una riflessione sul concetto di “morte” e sulla corrispondenza astrologia legata all’archetipo dello Scorpione e della relativa sua casa VIII. Sto parlando di “morte mistica” cioè la morte relativa alle componenti e/o aggregati psicologici che non fanno parte del nostro Sè più autentico, ma di componenti acquisite che costituiscono la nostra falsa personalità. Persona=maschera:
4. IDEAL DEEP FAIDING between Aquarius and Sagittarius with Uranus Saturn and Jupiter in conjunction.

Acrilico su tela 50×50 2017
Il dipinto nasce da una riflessione sul cielo astrologico nel periodo della realizzazione del quadro e su un’ ipotetica visione di un cielo “diverso” che coinvolge gli archetipi dell’ Acquario e del Sagittario in un Nulla/Tutto (pleroma) cosmico.
5. THE ONE IN A MULTIPLE

Acrilico su tela 80×60 2016
“… Colui che volse il sesto allo stremo del mondo, e dentro ad esso distinse tanto occulto e manifesto, non poté suo valor sì fare impresso in tutto l’universo, che ‘l suo verbo non rimanesse in infinito eccesso. E ciò fa certo ‘l primo superbo, che fu la prima creatura, per non aspettar lume, cadde acerbo.” Paradiso (XIX, 40-48)
Il quadro nasce da una riflessione sul concetto di “Uno e Multiplo”, su ciò che è manifesto e ciò che è occulto, ma anche sulla potenza divina e sull’impossibilità di essere compresa e contenuta nell’Universo Creato. Ma le “Stelle” possono essere dei portali d’accesso verso comprensioni occulte.
6. DONT’IT MAKE YOU SMILE?

Acrilico su cartone 60×40 2006
Questa tela è uno dei primissimi lavori realizzati e nasce da una riflessione sul sorriso, dopo aver letto il Riso di Henri Bergson.
FIORIVIVI ringrazia
- Stefano Orzes
- Roberta Sardi (Studio Wood) per la fotografia