Kosmos Paul Klee

di Flavia Sorato

Il Zentrum

«Kunst gibt nicht das Sichtbare wieder, sondern macht sichtbar.»

«L’arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile.»

Paul Klee, 1920

Il Zentrum Paul Klee, situato alla periferia di Berna, rappresenta uno dei più significativi centri dedicati a un singolo artista in Europa. Progettato dall’architetto italiano Renzo Piano con il Renzo Piano Building Workshop, in collaborazione con lo studio bernese arb Architekten, il Centro è stato inaugurato il 20 giugno 2005 dopo l’inizio dei lavori nel 2001.

L’edificio si distingue immediatamente per la sua configurazione: tre grandi strutture ondulate in acciaio e vetro, concepite non come volumi isolati ma come un’estensione del paesaggio circostante. L’intento di Piano era quello di evitare l’idea di un museo tradizionale “appoggiato” al terreno e proporre invece un’architettura che nascesse direttamente dal contesto. Le tre “onde” riprendono le morbide colline della campagna bernese e, da alcune prospettive, l’edificio appare in parte interrato, quasi a scomparire nel paesaggio. Un elemento particolarmente rilevante è il rapporto diretto tra interno ed esterno: i campi arrivano fino alla base dell’edificio, annullando la barriera tra natura e architettura. Questa scelta non è solo formale. Essa riflette anche la complessità della figura di Paul Klee, a cui il centro è dedicato.

Klee non fu unicamente pittore, ma anche musicista, docente e teorico dell’arte. Per questo motivo Piano ha organizzato il Centro in tre settori funzionali distinti, corrispondenti alle tre onde: spazi espositivi per le opere e le mostre temporanee, aree dedicate ad attività didattiche e culturali, e infine spazi per la musica e gli eventi. Il Zentrum è quindi concepito come un’istituzione dinamica, in grado di coniugare conservazione, ricerca e divulgazione.

Paul Klee: le tappe di un percorso artistico

Nato nel 1879 a Münchenbuchsee, nei pressi di Berna, Paul Klee si trasferì con la famiglia nella capitale svizzera pochi mesi dopo. Figlio del musicista Hans Klee e della cantante Ida Frick, conosciutisi al Conservatorio di Stoccarda, crebbe in un ambiente permeato dalla musica. Eccellente violinista, coltivò per tutta la vita un profondo amore per la musica, come ad esempio quella di Mozart, Beethoven, Wagner, Bach, che divenne una componente fondamentale della sua formazione artistica.

Klee ha attraversato le principali correnti del Novecento senza aderirvi in modo esclusivo. La sua opera assorbe elementi dall’espressionismo, dal cubismo, dal dadaismo, dal surrealismo e dal costruttivismo, rielaborandoli in un linguaggio personale, caratterizzato da segno essenziale e forte componente teorica.

La formazione e gli anni Venti

Un momento decisivo per il suo sviluppo artistico fu il viaggio in Tunisia nel 1914 con August Macke e Louis Moilliet. Il contatto con la luce mediterranea determinò una svolta nel suo rapporto con il colore. Tra il 1921 e il 1931 Klee insegnò al Bauhaus, prima a Weimar e poi a Dessau. In questo contesto approfondì lo studio delle forme geometriche e dei principi costruttivi dell’immagine. La sua didattica influenzò profondamente generazioni di artisti. Parallelamente la sua produzione pittorica si fece più strutturata: accostò composizioni astratte a figure di matrice fiabesca e infantile, mantenendo però una grande libertà espressiva.

Il ritorno in Svizzera e gli anni Trenta

 Con l’ascesa del nazismo, Klee fu destituito dall’incarico al Bauhaus e la sua opera venne classificata come ‘arte degenerata’. Fece quindi ritorno a Berna, dove allestì il proprio studio nell’abitazione familiare. In questi anni il suo linguaggio subì una radicale semplificazione. Il segno divenne più scarno, simbolico, e i temi affrontati riguardarono spesso la condizione umana, la violenza e l’oppressione del periodo storico. Nel 1935 gli fu diagnosticata la sclerodermia, una malattia autoimmune che ne compromise progressivamente le capacità motorie. Nonostante ciò, fino al 1940 Klee produsse un numero straordinario di opere, realizzate anche con tecniche sperimentali e materiali non convenzionali, come le colle a base di amido. Un esempio emblematico di questo periodo è Glass Facade, 1940. Sul recto presenta una composizione astratta a campi di colore, mentre sul verso – rimasto occultato per decenni da uno strato di preparazione – è emerso il disegno di una figura femminile alata. Sul telaio Klee aveva annotato una citazione da Goethe: «Girl dies and becomes», a indicare il tema della trasformazione e della resurrezione. Questa pratica, definita dei versos, riguarda circa 600 delle 9600 opere di Klee ed evidenzia la sua concezione del quadro come processo aperto, in cui fronte e retro dialogano.

Il Zentrum Paul Klee conserva la più ampia collezione al mondo di opere dell’artista: circa 4000 lavori, a cui si aggiungono documenti, appunti, materiali didattici, oggetti personali, strumenti musicali e l’erbario dell’artista. Data la fragilità dei supporti utilizzati da Klee – carte, inchiostri e pigmenti delicati – le opere sono esposte a rotazione, secondo rigorosi criteri di conservazione. La missione del Centro va tuttavia oltre la semplice esposizione. Coerentemente con la figura poliedrica di Klee, il Zentrum promuove attività di ricerca, formazione, musica e teatro. In questo senso l’architettura di Renzo Piano trova piena coerenza con i contenuti: un edificio aperto, modulare, integrato nel paesaggio, che riflette l’idea di un’arte non autoreferenziale ma in dialogo continuo con il contesto culturale e sociale. In conclusione, il Zentrum Paul Klee si configura come un luogo esemplare in cui architettura e contenuto si corrispondono. Da un lato la chiarezza strutturale e il rispetto per il paesaggio del progetto di Piano; dall’altro l’evoluzione di un artista che, dalle sperimentazioni del Bauhaus fino alle opere estreme degli anni Quaranta, ha saputo trasformare la fragilità in un nuovo principio creativo.

Klee definiva il disegno come prendere una linea per farla andare a passeggio. È una definizione operativa: l’arte come movimento, indagine, costruzione. Scriveva anche: «Il colore mi possiede. Per sempre. Questo significa essere un pittore.» E ancora: «La creazione vive come genesi sotto la superficie visibile dell’opera.» In queste frasi risiede la sua poetica. Non l’idea di un’immagine compiuta, ma di un’origine che continua ad agire sotto di essa. Le opere tarde, con i loro fondi trasparenti e i segni sospesi, mostrano proprio questo: la struttura che emerge, la forma che si fa. Il Zentrum, con le sue tre onde che si distendono sul paesaggio, rende visibile lo stesso principio, mettendo in relazione un pensiero artistico fondato sul processo con un luogo concepito per accoglierlo.

Fondazione Paul Klee