Valerio Adami e lo spirituale

Ancora pochi giorni per ammirare la nuova mostra, Mito e spiritualità, dedicata a Valerio Adami presso il CIAC, il Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno.

50 opere selezionate, tra dipinti e disegni, che indagano il tema della trascendenza. Adami parla in questi suoi lavori di sacro, non in senso dogmatico ma laico e spirituale. La vita e la morte sono attraversate da religione, guerra, amore, tradizione, sogno, sfaccettature differenti che si ricompongono in una forma di spiritualità universale.

Il percorso espositivo

Il percorso espositivo alterna quadri a disegni e schizzi preparatori in bianco e nero. Come se la matrice concettuale e poetica del segno partisse da una piccola dimensione per estendersi a tele di forte impatto visivo. Ma non poteva essere rappresentato meglio, se si pensa che il disegno è per Adami il fondamento della sua poetica. La materia cromatica è stesa piatta, liscia, con colori pop, dentro contorni neri e spessi, come quelli del disegno per l’appunto.

Il disegno e il colore si intrecciano in un linguaggio capace di rivelare l’universo simbolico dell’autore, dove l’ossimoro tra sacro e profano, come una narrazione continua, tracciano le linee dell’esistenza. Tutto ciò che ritiene divino, dal mito alla religione, dalla filosofia alla musica, dal cristianesimo, ebraismo al laico, dalla memoria del passato al ricordo di viaggi e letture, tutto questo confluisce in questa sua visione d’insieme.

C’è un solo modo per dare risposta ai propri quesiti: chiedere ai propri disegni di essere delle risposte alla tante domande che ci poniamo, perché ogni disegno nasconde una risposta. Altro non è che una breve risposta alle nostre domande su noi, sull’altro e sul tempo della nostra vita…breve o lunga che sia..

Vita e arte

A dimostrazione che la sua vita personale, il suo vissuto si fonde con l’arte e la reinterpretazione artistica c’è una tela: L’ultimo Pound del 2012 (acrilico su tela, 147 x 196 cm). Nel suo studio sul lago Maggiore, l’artista ha appeso al muro una foto, da lui stesso scattata, del poeta a Venezia, quando l’accompagnava ogni mattina nella sua passeggiata alle Zattere. Il viaggio intellettuale e culturale, centrale nella lirica del poeta, è ciò che più collega intellettualmente i due artisti.

Accanto al sofà, compare una cartolina con la fotografia della stanza in cui dormiva Nietzsche a Sils-Maria. Entrambi pensatori con cui non era possibile non doversi confrontare. Bellissimo, in tal senso, anche l’omaggio a Gandhi. Ma il legame più stretto è con un altro pensatore, con cui Adami condivide una profonda affinità teorica, Jacques Derrida. Adami, secondo il filosofo, costruisce immagini come strutture di segni, fatte di contorni netti, frammenti, citazioni letterarie e storiche. Tutto ciò in perfetta connessione con la decostruzione derridiana e il rapporto tra scrittura e immagine.

Ed è proprio la presenza di un testo, disegnato o evocato, a far dire a Derrida che Adami scrive disegnando, non disegna oggetti o scene, ma tracce (di rilievo +R par dessus le marchè, incluso poi nel volume La vérité en peinture, testo critico che contiene estensioni concettuali del lavoro pittorico di Adami). A sua volta il pittore lo omaggia inserendolo proprio nella sua galleria di intellettuali, con un ritratto (Portrait de Jacques Derrida del 1990 in cui viene rappresentato come una figura-segno).

<<lo sono rimasto subito colpito dalla forza, dall’energia del tratto, ma anche da un richiamo nel disegno – e anche nella pittura – ad altri tipi di scritture: letteraria, politica, storica>>

Jacques Derrida

La poetica

Per descrivere la poetica di Adami, al di là del suo stile pittorico, ci affidiamo alle sue stesse parole che riflettono, in modo esplicito, il rapporto esistente tra linguaggio, segno e comunicazione e come il segno sia la struttura del suo pensiero.

It’s not the quality of the product which counts, but the means by which this is communicated: […] this absolute autonomy of language, from the moment that my only aim is simply to communicate, to represent the external world, the meaning behind our human reality, the man, the only absolute protagonist of my interest, a man shown in his conflicts, in his future projections, in the places where he lives, in the insistence of facts, in his healty renaissance of energy.

Non è la qualità del prodotto che conta, ma il mezzo con cui questo viene comunicato: […] questa assoluta autonomia del linguaggio, dal momento che il mio unico scopo è semplicemente comunicare, rappresentare il mondo esterno, il senso della nostra realtà umana, l’uomo, unico protagonista assoluto del mio interesse, un uomo mostrato nei suoi conflitti, nelle sue proiezioni future, nei luoghi in cui vive, nell’insistenza dei fatti, nella sua sana rinascita di energia.




Riferimenti

Il pittore italiano Valerio Adami (Bologna1935) dopo aver studiato all’Accademia di Brera a Milano sotto la guida di Achille Funi, sviluppò uno stile distintivo caratterizzato da contorni neri netti e campiture di colore piatto e brillante, ispirate al fumetto e alla grafica pubblicitaria. Negli anni ’60 si avvicinò alla pop art e al figurativismo narrativo, reinterpretando temi letterari, mitologici e politici attraverso una pittura colta e simbolica. Tra Parigi, Londra, New York, Monaco, Messico, si stabilisce poi sul Lago Maggiore dove tutt’ora lavora. Adami ha esposto in importanti musei e gallerie internazionali, tra cui il Centre Pompidou di Parigi e la Biennale di Venezia. Oggi è considerato una delle figure più eminenti dell’arte contemporanea europea, capace di fondere eleganza formale e riflessione filosofica nel suo linguaggio visivo.

https://www.archiviovalerioadami.it