Natura costretta

Milena De Matteis

Conservare l’integrità della Natura e non renderla un ornamento, domata sostanza nelle mani dell’uomo, è un compito etico prima ancora che pratico. Lo sviluppo, compreso quello economico, dovrebbe tenere in gran conto la questione naturalistica, che più di altre influenza il nostro stesso vivere e abitare. Il benessere dell’uomo dipende in gran parte anche dall’ambiente che lo circonda e un atteggiamento irrispettoso, predatorio nei confronti della natura, mostra tutta l’incapacità dell’uomo di preservare se stesso. (Gilda Yoko Diotallevi)

Su questa prospettiva si situa la ricerca di una fotografa italiana, Milena De Matteis, che nei suoi bellissimi lavori, Natura costretta e Da un mondo perduto, indaga il rapporto che l’uomo intrattiene con la natura.

L’artista

Gentile Milena, come nasce il suo amore per la fotografia?

M. DM «L’amore per la fotografia è sempre stato in me, poi una ventina d’anni fa comprai la mia prima macchinetta e cominciai a prendere qualche lezione. La fotografia per me è una sorta di meditazione, è come se l’atto del fotografare mi portasse a un livello superiore dove riesco a lasciar andare pensieri, per entrare in contatto con la mia parte più intima. Si dice che non fotografiamo quello che vediamo ma quello che siamo. E allora credo che nelle mie fotografie ci siano tutte le mie sensibilità, i miei stati d’animo che in qualche modo vengono registrati, fissati nel tempo attraverso una singola immagine.»

Perché ha deciso di concentrare alcuni suoi progetti fotografici proprio sulla natura?

M. DM «Vivo a Ostia, tra mare e pineta. La natura fa parte di me sin da piccola. Ricordo l’odore della resina degli alberi in estate, l’odore dei pini dopo un temporale… le passeggiate con i miei genitori. Credo che l’ambiente in cui ho vissuto per tanti anni sia entrato nel mio DNA, ed è per questo che sono ancora più sensibile circa le sue criticità. Ultimamente siamo testimoni di un’inesorabile distruzione di questo meraviglioso ambiente a causa dell’incuria dell’uomo. Nello specifico, nella mia serie di fotografia Da un mondo perduto, ho voluto porre l’attenzione sulle centinaia di pini che stanno morendo. Castelfusano, Castelporziano ne sono un vivido esempio ed è come se stesse sparendo anche una parte di me.»

Natura costretta è un tema profondo, una riflessione non solo visiva ma filosofica, sociale. Perché ha sentito l’esigenza di affrontare questo tema?

M. DM «Proprio perché amo profondamente la natura, la vivo e la vedo sempre più costretta e violata nella mia città. Quella natura che sa darci vita, dovremmo imparare a rispettarla e amarla maggiormente. La natura che non ha il giusto spazio e la giusta cura mi fa soffrire. Quindi credo che questa serie di fotografie sia un modo di rappresentare questo dolore. Dal punto di vista artistico “gioco” con elementi che amo: dettagli architettonici e naturali per creare qualcosa di unico, spero. E in questo gioco per ora ha la meglio il cemento.»

Il progetto Natura costretta

M. DM «Queste fotografie nascono dal mio amore per le geometrie urbane e la natura. Il mio occhio di fotografa gioca con le linee architettoniche che si incrociano con sprazzi di natura a volte abbracciandoli, avvolgendoli, incorniciandoli.

Tendono a sottolineare quanto lo spazio verde sia sempre più sacrificato nelle grandi città e sempre più trascurato, relegato in spazi via via più angusti. Quanto mi piacerebbe che ci fosse un maggiore equilibrio tra ambiente antropizzato e spazi verdi, un maggiore rispetto e amore per la nostra fonte di vita! In fondo è dagli alberi che dipende il nostro respiro.»









Il progetto Da un mondo perduto

La Riserva Naturale Statale del Litorale Romano è da anni vittima inesorabile dell’incuria. È irreparabilmente devastata da dolorosi e ripetuti incendi, dall’inquinamento e dal diffondersi implacabile del parassita Toumeyella parvicornis, più noto come cocciniglia tartaruga, che ha portato al deperimento e alla morte numerosi pini domestici, la specie più colpita. Una vera tragedia per un patrimonio naturalistico di inestimabile valore, un polmone verde che ospita molteplici specie vegetali e animali, che non siamo stati in grado di tutelare. Ma anche per la tipicità del panorama romano, destinato a mutare per sempre.

M. DM «Vittime di incendi e abbattimenti, giacciono al suolo prendendo nuove vite e nuove forme. Proprio li il mio sguardo si perde, nelle linee e nei chiaroscuri, alla ricerca di dettagli inusuali, che estrapola per approdare a nuove dimensioni. Nel tentativo, forse, di elaborare un dolore profondo per questa terra violata.»





Fiorivivi ringrazia

Milena De Matteis, dopo aver seguito diversi corsi professionali di fotografia, tra cui quello con Augusto Pieroni e quello su ‘Paesaggio e architettura’ di Daniele Zedda, espone in Italia e all’estero, (The Glasgow Gallery of Photograph, Scotland) partecipando a collettive di rilievo e festival (Chania International Photo Festival 2023, Creta).

La foto di copertina fa parte della collettiva Natura in città, organizzata dalla nostra rivista in collaborazione con la casa editrice Le Storie.

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