Nicolò Emrys Loreti
Incontriamo Nicolò Emrys Loreti, un giovane pieno di talento che spazia dalla musica alla poesia, sempre coerente a un suo gusto artistico, a una sua precisa visione del mondo. Il 31 ottobre è uscito il suo album La mia anima è Autunno, preceduto dal testo Spiegando anime in Autunno.


Intervista
La sua intera produzione artistica si basa su una connessione tra musica e parole, non solo perché le poesie si contraddistinguono tutte per una certa loro sonorità, ma anche perché spesso la parte scritta è accompagnata da brani cantati. Da dove parte questa particolare modalità espressiva?
N.E.L. «Quando ho iniziato a scrivere ho immaginato una sonorità ad accompagnare le parole, come fosse anche un mezzo più veloce per le persone di abituarsi all’ascolto o alla lettura delle parole stesse. Già all’interno della scrittura quindi si ritrova una metrica che è quasi musicale.»
Nello specifico, quando inizia il suo lavoro ha già in mente, dentro di sé, un tipo di suono e solo successivamente le dà voce attraverso le parole o segue il percorso inverso?
N.E.L. «In realtà è tutto più spontaneo. Mi lascio guidare da un flusso interiore e butto giù quello che sento scaturire. Solo all’ultimo, andando a rileggere il tutto fino all’ultimo punto, mi rendo davvero conto di ciò che ho scritto. Finché sono nell’atto della scrittura è come se non fossi davvero io ma mi perdessi completamente tra le parole, le pagine. Sono alla fine mi rendo conto che si forma qualcosa di musicale, a forma di canzone, in cui un tempo, una sonorità, uno strumento possono completare il tutto per renderlo più luminoso.»
Segue quindi un preciso processo creativo dettato da regole o si lascia ispirare dal momento.
N.E.L. «Io ho sempre definito la mia scrittura una terapia; all’interno di uno dei brani da cui il disco prende il titolo, ‘La mia anima è autunno’, chiudo con una frase:
Non scrivo mai quando sto bene e vinco.
In qualche modo ho iniziato a scrivere per abbattere la noia ma, portando avanti questo mezzo di comunicazione con me stesso, mi sono reso conto di quanto fosse sempre più una terapia per me. E quindi ora mi lascio semplicemente guidare, non ho un secondo fine nel momento in cui scrivo. Se cerco la perfezione o la precisione stilistica è solo una questione secondaria rispetto all’esigenza di spontaneità della scrittura.»
Quindi immagino non abbia neanche un momento preciso in cui scrivere.
N.E.L. «Esatto, non c’è. Durante l’intero arco della giornata magari mi vengono in mente delle frasi che mi segno e poi aspetto il momento giusto di usarle. Mi è capitato che fossero poi di ispirazione per altri brano o addirittura di inserirle in alcuni lavori anche un anno dopo averle scritte.»
A parte la musicalità, che evince dalla scrittura, un altro elemento di riconoscimento dei suoi lavori è il basarsi su un tipo di linguaggio che attinge molto dalla cultura esoterica, mitica, arcaica. Perché utilizzare proprio questo particolare registro per parlare in realtà di temi universali come l’amore, il dolore, la vita, l’anima… Ricordo che in un suo componimento ha proprio dichiarato di parlare di amore anche se in forma aulica.
N.E.L. «Io parlo di me stesso, non riesco a creare un mondo immaginario che non sia, anche se in minima parte, legato a me. Quindi quando scrivo cerco di essere il più sincero possibile, con me stesso in primis e di riflesso poi con gli altri. Ciò che scrivo è esattamente il mio modo di vedere la vita. Anche camminando in un bosco io credo che un albero, per quanto possa apparire fermo nel suo mondo, ancorato al terreno, sia in realtà molto più vivo di tante persone che ci circondano e che la sua energia possa essere una forma di comunicazione comprensibile. Non ho mai pensato a scrivere di divinità, come per esempio in Oltresogno, perché fosse più interessante o più comodo. È semplicemente un atto comunicativo e di fede che ho con me stesso, una convinzione che nella vita oltre a noi c’è un velo e che questo possa comunicare qualcosa.»



Come si è avvicinato però a questo mondo da così giovane?
N.E.L. «Ho sempre cercato di capire chi fossi io in primis e trovandomi tra l’altro molto distante dai miei coetanei ho sentito la necessità di cercare delle risposte alle tante domande che nutrivo. Tutto mi ha portato a scoprire e ascoltare una voce che era ancora più profonda di me stesso. Il nostro corpo è infatti un tempio per qualcosa di più potente quale un’anima, una luce, ognuno la può definire come vuole, e da quel momento si è aperto un mondo, un universo che si conclude con un noi. Sono arrivato alla conclusione che alla fine siamo un collettivo di energie che vagano su un piano terreno e che oltre quel velo, di cui mi piace scrivere, ci sono tante altre energie simili a noi, distanti da noi, che alla fine fanno parte comunque di un piano universale».
Esistono testi di riferimento o autori che l’hanno condizionata, o su cui ha studiato?
N.E.L. «Si, sono sempre stato interessato all’antropologia culturale. Credo che oltre alla fede, al credere in correnti filosofiche o religiose, il nostro piano è molto fisico e quindi tutto può essere riportato in una realtà più scientifica e razionale che è bene accogliere e interiorizzare. Quindi tutto ciò che ho acquisito dagli studi di antropologia culturale è stato un mezzo per poter comprendere meglio la realtà. In fondo è il vero lascito dell’uomo all’uomo, non ciò che è stato inventato. D’altro canto nel tempo ho avuto interesse per tutto ciò che è appartiene al mondo spirituale e olistico, che ho studiato a fondo, con il preciso intento di capire se era possibile percepire sulla mia pelle ciò che l’antropologia culturale riportava come un mito, scoprendo se, e quanto, potesse essere appunto reale.»
Nei suoi componimenti molte volte compare il termine anima, che possiede una semantica complessa, a tal punto che usarla oggi appare addirittura un atto rivoluzionario.
N.E.L. «All’interno dei miei libri utilizzo la parola anima per delineare i vari capitoli. Come se ogni capitolo fosse un corpo astratto, uno differente dall’altro. Mi piace dividerli così piuttosto che chiamarli capitolo uno, due tre. Credo che in questo modo le poesie all’interno assumano ancora più valore ed energia. Ma mi riferisco all’anima anche metaforicamente, facendo leva sul suo senso spirituale. Dentro di noi l’anima è un capitolo rispetto a quello che potrebbe essere un libro universale. Dal punto di vista prettamente energetico l’anima credo si una scintilla che, al netto di riconoscere un piano astrale non visibile a occhio nudo, vive, cresce, si evolve e vaga all’interno di un piano dimensionale più affine alla vita e meno al terreno.»
Mi aveva colpito quando, parlando della modalità in cui ha dato avvio alla stesura del testo, ammette che la sua visione non è anestetizzata. Ha già affermato di non trovarti così allineato con il mondo dei suoi coetanei. Perché pensa che intorno a noi le persone siano così tanto anestetizzate?
N.E.L. «Mi è sempre stato detto che avrei trovato difficoltà a fare amicizia per via della mia mentalità e dei miei interessi. Per assurdo le amicizie più vere che ho non condividono la mia filosofia. La differenza nella visione del mondo credo sia un’abitudine, essere abituati alle emozioni, ai sentimenti, al di là del proprio credo e della propria fede, in altre parole a tutto ciò che riguarda il soggettivo. Purtroppo non siamo educati a riconoscere le emozioni e questo conduce poi a una interazione tra noi e il mondo che ferisce e ci fa sentire troppo distanti dagli altri. Quando in realtà non è né questo né il contrario, siamo semplicemente diversi. Qualche anno fa ho seguito un corso che trattava l’abc delle emozioni per i bambini e ricordo che la mia mente si è illuminata quando, descrivendo la rabbia, essa fosse catalogata come emozione buona, che unisce. La verità è anche in questo dettaglio, che la rabbia, considerata qualcosa che divide, sia in grado invece di far comprendere quanto qualcosa possa essere per te disturbante e quindi qualcosa su cui poter lavorare o da soli o con qualcun altro.
La nostra società non credo sia abituata oggi a comprendere quanto anche la rabbia sia un mezzo per curare i sentimenti e che l’amore contenga un significato che vada oltre quello che può essere il concetto di relazione. Perché amare è un atto di fede a tutti gli effetti, avere il coraggio di essere felice e portare avanti la gratitudine come un sentimento meraviglioso. Alla fine credo succeda questo nella nostra società, un distaccamento a causa di un mancato riconoscimento di se stessi e di ciò che noi stessi possiamo provare. Quindi anche quando scrivo cerco di riportare queste mie visioni all’interno delle poesie, utilizzando i vari stili di scrittura che possono essere più semplici e diretti o a volte più aulici, come dicevamo prima.»
La nostra rivista si occupa tanto di natura e, soprattutto nella rubrica LIN, cerchiamo di analizzare cosa rimanga di sacro in essa. Mi chiedevo quindi cosa intendesse lei per Natura e quale valore le attribuisce.
N.E.L. «La intendo come tutto ciò che in qualche modo vive, non soltanto sul piano terreno, che possa essere percepibile e possa offrire vita. Natura come un emisfero, anche sentimentale, in cui l’uomo si può ricongiungere ai regni animali e vegetali.»
La percepisce quindi come una connessione col vivente.
N.E.L. «Si, assolutamente. Ma non solo col vivente, se esso viene inteso solo come ciò che vive, perché è legata anche al termine della morte.»
Ma in fondo la Natura è lo specchio di questo, rappresenta la vita e la morte in un ciclo che non prevede la morte come termine ultimo ma come modificazione continua.
N.E.L. «Esatto, volevo che fosse chiaro questo aspetto della morte e della vita, della loro visione come passaggio.»
Il 25 ottobre a Roma ha presentato il suo progetto che include appunto un album discografico e un libro, mi può parlare meglio di cosa è avvenuto?
N.E.L. «È stato un evento di presentazione dell’album, che uscirà il 31 ottobre col titolo La mia anima è autunno, attraverso la spiegazione del libro Spiegando anime in autunno. Il mio tentativo è stato quello di riportare i testi, ascoltabili all’interno del disco, e di parafrasare ogni verso nel tentativo di renderne più esplicito il contenuto e più diretto, con me stesso e con il mondo intero, il senso. È stato un lavoro impegnativo e al contempo bello, basandomi su alcune parti in realtà composte un anno, due anni fa. Riprendere infatti dei testi musicali che in realtà non sono più affini con il mio campo emotivo ed energetico attuale è stato come fare una seduta con un me stesso passato. Mi ha fatto personalmente bene.»







C’è una frase, un componimento a cui si sente particolarmente legato?
N.E.L. «All’interno dei miei libri riporto sempre delle poesie che hanno fatto per me la differenza: Eolo, Pleiadi d’amore, Il veliero di carta, per citarne alcune.

E poi negli anni ho come creato due figure che sono Girasole e Girasole di luna, che in qualche modo rappresentano i miei due emisferi di ombra e luce. Sono molto legato a queste mie due poesie, perché rappresentano il primo vero atto di coraggio che ho avuto nei confronti di me stesso quando ho capito che la scrittura fosse per me una terapia. Girasole rappresenta quel lato di luce che va a cercare negli altri la bontà.
Sono come te, fiore sorridente/ io il sole lo cerco negli occhi della gente.
Mentre Girasole di luna è l’altro emisfero interiore che ogni tanto si sente distante dal mondo, ne riconosce le differenze, ma lavorando su se stesso si rende conto che quelle differenze in realtà sono un valore aggiunto e quindi smette di sentirsi in difetto per apprezzare più la luna che il sole come tutti i girasoli.»
Tra le poesie musicate invece ce n’è una che preferisce?
N.E.L. «Si, emotivamente sono molto legato a La mia anima autunno, anche perché è stata la prima, ha dato il nome all’album ed è un po’ la matrice del progetto. Però l’ultima a cui ho lavorato è forse quella che più sento sia stata importante per me, anche a livello di consapevolezza, mi riferisco a Il Sole dei mostri, in collaborazione con Rossomalpelo. Lui è un artista indipendente eccezionale che ammiro tanto, ha avuto riconoscimenti importanti, è infatti presente nella compilation mondiale di un Papa, ha portato sempre avanti la sua arte credendoci e senza legarsi a nessuna etichetta. Abbiamo lavorato a questo brano in un momento in cui entrambi non eravamo sereni, lui aveva subito delle operazioni che avevano messo a rischio la possibilità di suonare. Ho scritto il testo mentre andavo in Grecia in aereo, nel momento in cui sorvolavo la Puglia, per cui è stato spontaneo utilizzare una base più mediterranea e meridionale, per creare questa connessione con il luogo in cui in realtà è nato il testo.
Nel libro poi ci sono state delle collaborazioni importanti per me, mi riferisco a Giulia Bettera, una artista emergente di grande talento, in studio è davvero brava ed emozionante, le sono grato e a Federico Albanese, il chitarrista dei Novembre.»
Nel futuro sta pensando anche ad altri progetti o preferirà dedicarsi esclusivamente alla scrittura?
N.E.L. «Ho avuto sempre interessi altri, sono sempre stato molto attivo nel campo olistico, anche come operatore esoterico-spirituale. Negli anni ho svolto io stesso dei corsi con delle classi, quindi ogni tanto mi ritrovo a tornare in questo campo. A seconda del periodo posso dedicarmi più alla musica che al mio primo lavoro, ma non li vedo distaccati, non ho blocchi di coscienza e porto avanti la mia vita mentre scrivo.»
Conclusione
Per concludere questo scambio, di cui ringraziamo Nicolò Emrys Loreti, vorremmo riportare un brano dell’autore.




































































